Nel sistema si dice che l’uomo è composto di due parti: la personalità e l’essenza.

L’essenza è ciò che appartiene all’uomo, che gli è proprio; la personalità è ciò che ha acquisito ed imparato nel corso della sua vita.

Se consideriamo l’idea di personalità, dal latino persona, la “maschera dell’attore” nel senso giusto del termine, si comprende che la sua funzione è quella di una “pelle” psicologica che copre l’essenza. Lo scopo della personalità è quello di filtrare e decodificare ciò che viene dal mondo per l’essenza.

Se pensiamo al circolo della vita dell'uomo come ad una sfera, la sua essenza è la natura fisica dell'interno della sfera, la sua consistenza, densità, composizione fisica e così via. La sua personalità è allora qualcosa di immaginario che non esiste affatto nella sfera. Non ha ne spessore ne dimensione. Viene soltanto dall'esterno. E' come la luce dal mondo circostante che si riflette sulla superficie della sfera. Possiamo ottenere maggiore comprensione sulla natura della personalità, se capiamo che questa luce che l'uomo riflette è proprio quella che egli non assorbe. Quello che è più evidente in un uomo è quello che rifiuta, ed il particolare modo in cui lo rifiuta. Egli viene riconosciuto da quello che ancora non capisce, da quello che lo divide dal resto. Questa è la personalità. Quando egli capisce ed assorbe veramente qualcosa, questo entra in lui e diventa parte della sua essenza. Allora non appare più agli altri come la sua personalità, questo è lui e lui è questo. La separazione caratteristica della personalità è scomparsa.

La personalità non è qualcosa che ci appartiene, è qualcosa che abbiamo appreso durante le nostre vite, secondo l’educazione che abbiamo ricevuto e l’ambiente in cui siamo vissuti. Alla personalità attribuiamo la nostra identità che in realtà dovrebbe appartenere all’essenza. In un uso equilibrato della personalità, essa dovrebbe essere lo strumento di comunicazione tra quello che siamo e il mondo circostante. In questo senso possiamo dire che la personalità è l’organo di digestione delle esperienze dell’uomo, ed in questo senso si spiega l’idea che quello che vediamo di un uomo è ciò che non viene assorbito e quindi rigettato. Per la teoria dei colori sappiamo che un oggetto possiede uno specifico colore in quanto non assorbe una determinata frequenza di luce che viene riflessa creando così il colore. Possiamo osservare nella nostra vita che quello che noi “riflettiamo” è quello che non abbiamo assorbito e compreso, intendendo con questo termine il concetto di unione tra conoscenza ed essere.

L’essenza di un uomo è quello che lui è, ciò con cui è nato, sono i centri, le capacità naturali, talenti e tendenze innate.

L’uomo nasce con i “centri inferiori vuoti” vale a dire che, deve imparare tutto quello che gli serve per vivere, ma ha comunque una sua natura determinata dalle influenze planetarie a cui è stato soggetto nel momento del concepimento, e del suo particolare cento di gravità. Questa natura, che è possibile osservare nei bambini fino a due o tre anni, viene poi “ricoperta” dalla personalità che si forma per imitazione del mondo circostante e che compone un rivestimento “protettivo” dell’essenza che, nel suo funzionamento corretto, dovrebbe rappresentare quello strumento grazie al quale l’essenza ha la possibilità di svilupparsi.

Ma il principale ostacolo ed espressione della follia umana risiede nella divergenza che esiste tra personalità ed essenza.

Questa divergenza prende il nome di falsa personalità. L’uomo non conosce sé stesso e non viene educato alla conoscenza della sua natura, anzi, di solito l’educazione funziona esattamente nel senso opposto, vale a dire in quello di imporre un ruolo non collegato all’essenza, che deve essere interpretato dal bambino favorendo la costruzione di uno “strato” di falsa personalità che nel tempo impedisce all’essenza di svilupparsi.

Possiamo semplificare il rapporto tra personalità ed essenza pensando che tra le due avvenga una comunicazione attraverso delle frequenze d’onda; se le frequenze sono compatibili allora il messaggio è in grado di passare, se non sono compatibili non vi è comunicazione e di conseguenza crescita.

La falsa personalità è un insieme di idee, pensieri e atteggiamenti che sono stati appresi e registrati nei centri, determinando le risposte che un individuo dà agli stimoli che riceve. Non è qualcosa di suo e non è, per quando difficile da comprendere, qualcosa che non può essere cambiato.

La personalità dovrebbe servire l’essenza, dovrebbe essere seconda forza mentre l’essenza dovrebbe essere la prima forza. Ma se la personalità è prima forza e l’essenza la seconda, la sua crescita si arresta.

Per questo molti individui hanno un essenza sottosviluppata o nel peggiori dei casi, esistono persone la cui essenza è già morta anche se la propria esistenza fisica prosegue.

Possiamo osservare che un uomo che è vissuto a contatto con la natura e con un livello di istruzione basso, ha maggiori possibilità di avere un’essenza più sviluppata rispetto ad un uomo cresciuto a stretto contatto con la civiltà contemporanea, la cui azione avrà sicuramente creato una forte personalità a scapito dello sviluppo dell’essenza.

Questo però, non significa che una persona che abbia una essenza più sviluppata possegga una maggiore possibilità di lavoro. Perché il lavoro possa essere svolto, è necessario che una “corretta” personalità, si sia formata per indirizzare e sostenere lo sviluppo dell’essenza.

Nel lavoro su di sé vi è un momento molto importante: quello in cui l'uomo incomincia a distinguere tra la sua personalità e la sua essenza. Il vero 'Io' di un uomo, la sua individualità, può crescere solo a partire dalla sua essenza. Si può dire che l'individualità di un uomo, è la sua essenza divenuta adulta, matura. Ma per consentire all'essenza di crescere è innanzitutto indispensabile attenuare la pres­sione costante che la personalità esercita su di essa, perché gli ostacoli alla crescita dell'essenza sono contenuti nella personalità

La personalità di lavoro è quella che si crea, a scapito ed in sostituzione della falsa personalità, come risultato degli sforzi coscienti volti al ricordo di sé, cioè per mezzo della deliberata ricerca di auto-conoscenza e di auto-consapevolezza.

Solo attraverso un lungo lavoro di osservazione e di momenti di ricordo di sé, possiamo iniziare a mettere insieme il materiale necessario alla costruzione di una vera personalità, e simultaneamente al riconoscimento della nostra essenza. Questo lavoro deve essere svolto a contatto con persone di cui ci si fida e con strumenti idonei.

Solitamente la parte più difficile di questo lavoro è che l’uomo ha un ritratto immaginario di sé molto lontano dalla realtà della sua essenza.

Ma per essere capaci di giungervi o perlomeno di intraprendere que­sta via, l’uomo deve morire; questo vuol dire che deve liberarsi da una moltitudine di attaccamenti e identificazioni che lo mantengono nella situazione in cui è. Nella sua vita egli è attaccato a tutto, attaccato alla sua immaginazione, attaccato alla sua stupidità, attaccato persino alle sue sofferenze, forse più alle sue sofferenze che ad ogni altra cosa. Egli deve liberarsi da questo attaccamento. L’attaccamento alle cose, l’identifica­zione con le cose, tengono vivi nell’uomo migliaia di ‘io’ inutili. Questi ‘io’ devono morire, perché il grande Io possa nascere. Ma come si pos­sono far morire? Essi non lo vogliono. E’ qui che la possibilità di sve­gliarsi viene in nostro aiuto. Svegliarsi significa realizzare la propria nullità, cioè realizzare la propria meccanicità, completa e assoluta, e la propria impotenza, non meno completa, non meno assoluta. E non è suf­ficiente comprendere queste cose filosoficamente, a parole. Bisogna ren­dersene conto attraverso fatti semplici, chiari, concreti, fatti che ci concernono. Quando un uomo comincia a conoscersi un pò, vede in se stes­so delle cose che lo fanno inorridire. Fintanto che un uomo non si fa orrore, non sa niente di se stesso.

Un uomo che ha visto in se stesso qualcosa che lo inorridisce, decide di respingerlo, di ostacolarlo, di liberarsene. Tuttavia, per quanti sforzi faccia, sente che non può, che tutto rimane come prima. Vede così la sua impotenza, la sua miseria, la sua nullità; o ancora, quando co­mincia a conoscere se stesso, vede che non possiede niente, tutto ciò che ha considerato come suo, le sue idee, i suoi pensieri, le sue con­vinzioni, le sue tendenze, le sue abitudini, le sue stesse colpe e i suoi vizi, niente di tutto questo gli appartiene: tutto si è formato per imita­zione, oppure è stato copiato da qualche parte, tale e quale. L’uomo che sente tutto ciò, sente la sua nullità; sentendo la sua nullità, l’uomo si vedrà come egli è in realtà, non per un secondo, non per un momento, ma costantemente, senza dimenticarlo mai più.

Nel momento in cui, attraverso il lavoro, si iniziano a vedere i propri limiti e le proprie menzogne si sperimentano momenti difficili. Infrangere il proprio ritratto immaginario e scoprire in sé stessi cose che non sapevamo di avere è un percorso molto difficile e doloroso. E’ possibile vedere che la nostra essenza è qualcosa che la nostra personalità non apprezza, oppure che possediamo abitudini ed atteggiamenti che abbiamo criticato tutta la vita. Uno degli errori più comuni è quello di porre tutto quello che ci piace sotto l’egida dell’essenza e quello che non ci piace sotto quella della falsa personalità. Ma le cose sono più difficili e complesse, la trasformazione della falsa personalità in vera personalità è percepita a livello emozionale come la perdita di qualcosa che abbiamo portato con noi da sempre, e questo, per quanto possiamo non stimare la nostra personalità, è un lavoro molto intenso e per cui è necessario un aiuto esterno.

E’ anche importante non considerare la personalità come qualcosa di “male”; come tutto nell’uomo ha una precisa ed importante funzione, e quello a cui dobbiamo tendere è il bilanciamento in noi di quello che siamo e degli elementi che costituiscono la totalità di noi stessi.

Per essere in grado di affrontare senza pericoli questa visione, bisogna essere sulla via. Se un uomo che non può fare nulla vedesse la verità, certamente diverrebbe pazzo. Ma questo accade molto raramente; nello svolgersi normale delle cose, tutto è sistemato in modo tale che nessuno può vedere qualcosa prematuramente. La personalità vede solo ciò che ama vedere e che non è in contrasto con la sua esperienza. Essa non vede mai ciò che non le piace. Questo è allo stesso tempo bene e male. è un bene per l'uomo che vuol dormire, è un male per l'uomo che vuole svegliarsi

Per poter trasformare la falsa personalità nella vera personalità è necessario un lavoro specifico e intenzionale; se l’essenza dovesse manifestarsi liberamente senza la protezione della falsa personalità, cosa che può avvenire attraverso l’uso di droghe o sostanze psicotrope, questo sarebbe molto pericoloso perché non saremmo in grado di sostenere con essa le impressioni che riceviamo. Ogni cambiamento nella falsa personalità deve provenire dalla costruzione della vera personalità o personalità di lavoro. Questo in termini pratici vuol dire acquisire una relazione con una parte di sé nuova ed in crescita, e sostituire alle visioni della falsa personalità, i punti di vista derivati da esperienze più ampie mediate e stimolate dalle idee del lavoro.

Così ad esempio, attraverso la conoscenza dell’idea di personalità ed essere, possiamo iniziare a guardare le persone che ci circondano in maniera differente, e comprendere meglio, conoscendo ad esempio la famiglia di origine, il perché non siano in grado di comprendere certe cose. La limitatezza di visione che osserviamo in tanti individui ha un valore differente se analizzata alla luce dell’impossibilità che hanno di comprendere cose differenti. Tutto questo fa cambiare la nostra visione del mondo, e questo cambiamento si cristallizza nella creazione di una nuova personalità che lascia passare, digerisce, le impressioni in maniera tale da permettere l’espressione della nostra natura e la sua crescita.

Vi sono tanti elementi che concorrono al lavoro sull’essenza e la personalità e questo rappresenta uno dei punti fondamentali del lavoro; ciò che in un uomo ha la possibilità di sopravvivere è proprio la sua essenza, se essa non si è sviluppata l’uomo non è mai realmente esistito e quindi non vi è nulla che possa procedere nel cammino dell’evoluzione; l’essenza rappresenta il vero Io dell’uomo, e la personalità è il suo aiuto e strumento di vita nel mondo.