Per dire la verità bisogna essere capaci di conoscere cosa è la verità e cos'è una menzogna, prima di tutto in se stessi.
Gurdjieff Tweet
La Menzogna è un ostacolo al lavoro su di sé, ed è uno dei più invisibili. Il principio del mentire nel lavoro non si riferisce ad un’evidente falsificazione di qualcosa, ma la sottile convinzione di sapere cose “normali” di cui in realtà non si sa nulla.
Chi mente è convinto di quello che dice, per questo non considera di stare mentendo. La personalità si nutre della menzogna per affermare se stessa nel mondo. L’uomo che mente bene è un uomo interessante. Bisogna imparare a dire la verità. Le persone mentono di continuo agli altri e a sé stesse, per questo nessuno comprende ne gli altri ne se stesso.
Domandati: potrebbero esserci tante discordie, profondi malintesi e tanto odio verso il punto di vista o l’opinione altrui se le persone fossero capaci di comprendersi l’un l’altro?
La comprensione della menzogna è un lavoro individuale, nessuno può veramente convincerci che stiamo mentendo, anche di fronte a delle “prove schiaccianti”, saremo sempre in grado di opporre qualche “ragione” che reputiamo più che valida. E’ necessario aver verificato la menzogna negli altri e di conseguenza in noi stessi, per poter avere abbastanza coraggio da iniziare a lavorare su di essa. Una delle espressioni della menzogna che maggiormente possiamo verificare è il desiderio che le cose siano diverse da quelle che sono. Pensiamo troppo spesso che qualcosa sarebbe migliore se fosse differente, ma in realtà non ci rendiamo conto che se una cosa avesse potuto essere differente lo sarebbe stata. Invece di trovare scuse, incolpando il mondo esterno, dobbiamo iniziare ad osservare le nostre manifestazioni in differenti circostanze; in questo risiede la nostra possibilità cambiare le cose.
Non possiamo chiedere a nessuno di non mentire e non possiamo lamentarci con chi ci circonda delle sue menzogne, con molta probabilità non ne è consapevole.
Si deve studiare molto, per molto tempo, per poter un giorno dire la verità. Dopo un certo tempo nel lavoro, si incomincia a vedere meglio se stessi, si mente meno e questo ci rende meno interessanti agli altri.
Per l’uomo odierno l’idea di verità e menzogna non ha senso, perché il suo reale significato è collegato allo stato in cui egli si trova. Qualche volta un uomo dice la verità e qualche volta mente, questo dipende dallo stimolo a cui sta reagendo, è per questo che un uomo ordinario è inaffidabile. Se dice la verità o mente è dovuto a cause accidentali, le parole, i sentimenti e quello che prova sono menzogne perché ne è inconsapevole.
Le menzogne sono collegate al gruppo di Io in cui ci troviamo, al cambiare degli Io, cambiano i parametri di verità e menzogna. Le verità dell’uomo ordinario cambiano di continuo, o possono rimanere più o meno fisse grazie ai suoi ammortizzatori (respingenti). Ogni gruppo di Io è “circondato” da respingenti che impediscono alla persona di vedere le menzogne che si racconta.
Gli Io cambiano di continuo, questo ci mette nella condizione di non poter sapere quando mentiamo e quando stiamo dicendo la verità, ma questo accade per cause accidentali.
Le menzogne sono prodotte dagli ammortizzatori, che sono un necessario apparato che difende l’uomo dalle sue contraddizioni causate dalle risposte meccaniche agli stimoli che riceve. Quando qualche stimolo mette in luce una situazione contraddittoria che genera frizione, gli ammortizzatori si attivano a protezione delle idee che assumiamo come nostra identità; queste risposte sono inconsapevoli, e spesso, sono motivate dalle più nobili ragioni; per poterle distruggere gli ammortizzatori devono essere distrutti. Ma l’uomo non può vivere senza ammortizzatori, essi controllano tutto in lui, i pensieri, i sentimenti, l’istinto. Se venissero distrutti senza essere sostituiti da altro vi sarebbe una perdita di controllo completa, solo se vi è un controllo cosciente e una volontà l’uomo può vivere senza ammortizzatori.
Distruggere gli ammortizzatori deve andare di pari passo allo sviluppo della volontà. Questa idea ci fa comprendere l'importanza del lavoro di gruppo strutturato secondo precise regole, la scuola serve nel momento di passaggio quando non ci sono gli ammortizzatori ma non è ancora sviluppata la volontà.
Gurdjieff Tweet
Per poter lavorare con la distruzione delle menzogne, dobbiamo iniziare con l’eliminazione dei respingenti, ma questo è un lavoro molto delicato perché solitamente l’uomo sostituisce ai respingenti altri respingenti che sembrano meno fasulli. Perché il lavoro sui respingenti abbia effetto, l’uomo deve sostituirli con un controllo cosciente; solo grazie allo sviluppo della volontà l’uomo può vivere senza respingenti. Un uomo che inizia a distruggere i respingenti vede se stesso con maggiore chiarezza, ma è un individuo indifeso di fronte a questa visione , per questo ha bisogno, nel periodo di passaggio, di un lavoro in un ambiente creato appositamente. Questo luogo è la scuola in cui l’eliminazione dei respingenti è supportata dal lavoro con gli studenti al fine della creazione della volontà.
E’ necessario sapere cosa possiamo sapere e cosa non sappiamo, attraverso l’introduzione di nuovi punti di vista; se impariamo ad essere sinceri con noi stessi, non ci accontenteremo di semplici spiegazioni, ma inizieremo a comprendere in cosa dobbiamo andare più in profondità per poter cambiare il nostro essere, affronteremo la sofferenza di vedere quello che siamo con la consapevolezza che possiamo usarlo per creare noi stessi.
Le menzogne che dobbiamo svelare sono le menzogne che raccontiamo a noi stessi, le nostre menzogne interiori.
Possiamo accorgerci di quando mentiamo? Ouspensky descrive la sua comprensione della menzogna così:
Mi resi conto che tutto stava nelle intonazioni. Allorché un uomo chiacchiera o semplicemente attende un'occasione per mettersi a parlare, egli non nota l'intonazione degli altri ed è incapace di distinguere le menzogne dalla verità. Ma appena si tranquillizza, ossia si sveglia un poco, egli percepisce le differenze d'intonazione e comincia a discernere le menzogne degli altri.
Ouspensky Tweet
Lo studio del mentire è collegato allo studio di ciò che pensiamo di noi stessi e di quello che ci circonda. Fino a quando non iniziamo a comprendere le nostre illusioni non potremo vedere la verità. In ogni cosa dobbiamo separare le nostre illusioni dai fatti.
La psicologia del mentire è la parte più importante dello studio dell’essere umano. L’uomo può essere definito “animale bugiardo.”
Non conosciamo noi stessi ma tuttavia agiamo come se ci conoscessimo, abbiamo opinioni su tutto, specialmente riguardo a noi stessi, e non prendiamo mai un momento di vero contatto con le cose, per comprendere i vari elementi che le compongono. Se vediamo questo possiamo iniziare a rimuovere gli ostacoli che si contrappongono alla consapevolezza.
Il mentire deve cessare, le bugie generano bugie. Il lavoro sul mentire si compone di due punti principali:
Ciascuno di voi prenda in considerazione un oggetto qualunque (compresi sé stessi), e al suo riguardo si ponga le seguenti domande, rispondendosi in base alle proprie conoscenze e al proprio materiale:
- La sua origine
- La causa della sua origine
- La sua storia
- Le sue qualità e attributi
- Gli oggetti in contatto o in relazione con esso
- I suoi usi e applicazioni
- I suoi effetti e conseguenze
- Quali cose esso permette di spiegare e dimostrare
- La sua fine o il suo divenire
- La nostra opinione su di esso, la causa ed i motivi di tale opinione
Solo quando conosciamo il generale ordine e la classificazione delle cose in noi stessi possiamo iniziare a lottare con qualcosa.