Se incominciamo a studiarci ci imbattiamo prima di tutto in una parola che usiamo più di ogni altra: la parola 'io'. Diciamo 'io sto facendo', 'io sto seduto', 'io sento', 'io amo', 'io non amo', e così di seguito. Questa è la nostra principale illusione, in quanto il maggior errore che facciamo riguardo a noi stessi, è quello di considerarci come uno; parliamo di noi stessi come 'io', e supponiamo di riferirci sempre alla stessa cosa, mentre in realtà siamo divisi in centinaia e centinaia di 'io' differenti. In un certo momento, quando dico 'io', sta parlando una parte di me; e in un altro momento, quando dico 'io', è completamente un altro 'io' che parla. Non sappiamo di non avere soltanto un 'io', ma parecchi 'io' differenti, collegati con i nostri sentimenti e desideri, i quali non hanno un 'io' che li controlla. Questi 'io' cambiano continuamente; uno soffoca l'altro, uno rimpiazza l'altro, e tutta questa lotta forma la nostra vita interiore.
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Se ci viene chiesto, quanti di “noi” esistono, la risposta che ci viene spontaneamente è “uno”. Questa idea è dato dal fatto che il nostro corpo è uno e “unico”, non esiste un altro me in questo momento, la risultante delle mie esperienze e di quello che sono e conosco è unica, di conseguenza “sono uno”. Approfondendo la domanda però possiamo chiedere: al di là della propria unicità fisica quante differenti espressioni di noi stessi possiamo riconoscere se prestiamo attenzione?. Se iniziamo a sperimentare seriamente questa domanda e la usiamo per osservarci per un paio di giorni, incominceremo a vedere in noi differenti manifestazioni. Nel sistema queste differenti parti sono divise in emozionali, intellettuali, motorie ed istintive. Ognuna di esse rappresenta una particolare funzione del nostro organismo. La parte emozionale è espressione del sistema parasimpatico; la parte intellettuale è gestita dall’attività cerebrale collegata alla memoria e alla comparazione delle idee; l’attività motoria è gestita dall’attività muscolare intenzionale e, quella istintiva corrisponde al funzionamento degli organi interni e al mantenimento delle funzioni corporee. Ognuna di queste funzioni, è un “magazzino” di informazioni che sono accumulate durante l’esistenza di un individuo e che vengono riproposte in relazione agli stimoli provenienti dall’esterno.
Un bambino, durante il periodo formatorio della sua infanzia, assorbe l’educazione che gli viene impartita e inizia a collegare certe manifestazioni a delle risposte precostituite, ad esempio se rompe qualcosa verrà sgridato e punito, se dice certe cose le persone ridono e così via. Nel corso della nostra vita impariamo differenti tipi di risposte che vengono “archiviate” nei differenti centri o cervelli dell’uomo; queste risposte si esprimono attraverso l’attività dei centri che funzionano in maniera simultanea, cosi ad esempio abbiamo delle risposte emozionali che si esprimono attraverso movimenti e pensieri specifici.
La cosa che è necessario comprendere in relazione alle funzioni, è che sono il risultato di combinazioni chimiche che avvengono ogni momento all’interno del nostro corpo e che avvengono in maniera automatica, senza che nessuno “sforzo intenzionale” le attivi. Ogni volta che riceviamo uno stimolo dall’esterno, una parte di noi si attiva e evoca una serie di risposte dall’archivio delle nostre funzioni, innescando una serie di risposte. Queste risposte nel linguaggio del sistema vengono chiamate ‘Io’. Perché ognuna di esse percepisce la propria esistenza come l’identità totale dell’uomo. Così se una persona, in base ad un certo stimolo, fa una promessa, in quel momento se gli viene chiesto se è convinto con tutto se stesso della promessa che ha fatto, egli risponderà probabilmente di si, perché in quel momento, in base alla sua comprensione considererà la sua promessa come qualcosa di importante. Quello che può succedere e ad un certo livello della nostra vita succede sempre è che, quando le ragioni che ci hanno fatto fare una promessa vengono meno, e questo può accadere non appena ci dedichiamo a qualcosa che reputiamo più importante, non riusciamo più a capire perché ci siamo presi una certa responsabilità e il doverla portare avanti, diventa difficile e sgradevole o semplicemente ce la dimentichiamo, e non facciamo nulla. Un Io o gruppo di Io ha preso una decisione, ma un altro Io o gruppo doveva mantenere la promessa fatta ma non sapeva nulla di quello che sarebbe stato il suo compito.
Questo perché rispondiamo allo stimolo del momento senza essere collegati a quella che è la totalità del nostro essere, non conosciamo noi stessi.
Quando più Io sono collegati ad una particolare situazione, si dice che formano un gruppo di Io, questi cioè si esprimono come una serie di risposte precostituite di differenti nature ad una certa situazione, essi vengono anche chiamati personalità. Ad esempio abbiamo un gruppo di Io quando usciamo con gli amici, un altro quando stiamo a casa con la nostra famiglia, un altro ancora quando seguiamo uno sport e così via. Questi gruppi di Io si sono formati nel tempo, in base all’educazione, all’appartenenza ad un particolare gruppo sociale e sono appresi per imitazione, molto raramente sono collegati all’ essenza della persona; per questo sono solitamente delle “maschere” che vengono indossate automaticamente in differenti situazioni ma che, il più delle volte, non rappresentano l’individuo che le indossa, perché neanche lui conosce quella che è veramente la sua essenza, essendo talmente abituato ad usare queste maschere indiscriminatamente ed automaticamente a seconda dello stimolo che riceve dall’esterno.
In base a quanto detto fino ad ora, quando comprendiamo che l’uomo non è unito; in lui, in base agli stimoli che riceve, si manifesta una diversa persona. Ogni individuo fino a che non inizia a osservare e a notare questa moltitudine di personalità che interpreta, è convinto che la personalità o l’Io del momento corrisponda alla sua totalità. Questo è possibile perché la macchina umana è dotata di meccanismi che gli impediscono di vedere le proprie contraddizioni: sono chiamati respingenti e sono dei gruppi di Io che, per ogni contraddizione che viene percepita, si manifestano con una serie di “giustificazioni” che permettono a condizioni completamente opposte di convivere senza scontro e danno. Lo scopo dei respingenti è quello di prevenire il disagio che verrebbe a crearsi dall’osservazione della nostra mancanza di unità e coscienza.
D: La creazione di unità è indispensabilmente preceduta da conflitti interiori?
R: Dalla percezione di conflitti interiori. I conflitti interiori sono costanti. Nessuno vive senza contrasti interiori, essi sono normali e stanno sempre là. Quando però cominciamo a lavorare, il conflitto aumenta. Quando non lavoriamo, fuggiamo, non lottiamo. Cosa significa lavoro? Significa lotta con cose contrastanti. Abbiamo un certo scopo, ma parecchi nostri 'io' non vogliono andare in quella direzione, quindi naturalmente il conflitto cresce. Ma creazione di unità non è il risultato di conflitto: è il risultato della lotta col conflitto. Noi siamo molti e vogliamo essere uno: questa è una formulazione del nostro scopo. Ci rendiamo conto che è un inconveniente, che è scomodo e pericoloso essere parecchi. Decidiamo di essere almeno meno divisi, di divenire cinque invece di cinquecento. Sento di dover far qualcosa e non voglio farla: questo è conflitto, ed esso, ricorrendo costantemente, crea resistenza e produce unificazione.Ouspensky Tweet
La lotta contro i respingenti è la lotta contro le menzogne che ci raccontiamo, e per essere portata avanti ha bisogno di un sostegno, se eliminiamo i respingenti senza porre al loro posto qualcosa di reale, rischiamo solo di “creare” delle macchine fuori controllo; ma per creare qualcosa che si sostituisca ai respingenti, abbiamo bisogno di un lavoro che ci possa sostenere nel momento in cui, il potere dei respingenti viene meno ma non abbiamo ancora sviluppato qualcosa che li possa sostituire.
Il primo passo che ci porta ad una maggiore unificazione è la presa di consapevolezza che non siamo unificati, poi dobbiamo iniziare a lavorare con i respingenti che non ci permettono di osservare le contraddizioni e ciò che siamo. Attraverso il lavoro sui respingenti iniziamo a sviluppare la consapevolezza e la coscienza di quello che siamo e a distinguere la personalità dall’essenza. Quando siamo coscienti di noi stessi possiamo scoprire le leggi del mondo che ci circonda e iniziare a sviluppare la volontà, la capacità cioè di decidere in coscienza quale è l’azione del momento, cosa essa implica ed assumerne la responsabilità; in questo senso possiamo “fare” cioè agire in armonia alle leggi che governano il tutto.