L'uomo è una macchina complicatissima; in realtà egli non è una macchina ma una grossa fabbrica consistente in parecchie macchine diverse, tutte funzionanti a velocità diverse, con carburanti diversi, in condizioni diverse.

Cosa vediamo di una persona quando la guardiamo? Il suo corpo. Cos’è il corpo di un uomo? “il contenitore” di tutti i suoi organi e funzioni, del pensiero e delle emozioni.

Un aspetto importante è che tutte queste manifestazioni possono essere ricondotte a processi chimici ed elettrici che avvengono all’interno del corpo. Ogni parte del nostro organismo è predisposta per funzionare in maniera automatica ed è in grado di auto sostenersi.

L’uomo è una macchina, particolarmente evoluta, che agisce in maniera completamente automatica.

Quello che genera difficoltà e confusione in una tale affermazione è che l’automatismo delle nostre funzioni si estende anche alla nostra vita emozionale ed intellettuale. Nel pensiero comune l’uomo si considera in grado di controllare la propria attività intellettuale e le proprie emozioni, ed in parte è vero; ad un certo livello, ed in particolari circostanze, l’uomo ha la potenzialità di avere controllo e padronanza dei propri pensieri e delle proprie emozioni, ma questo non accade in maniera automatica e involontaria. La confusione che chiunque prova nel momento in cui gli viene detto che è meccanico è dovuta al fatto che in quel preciso momento egli non lo è, infatti se qualcuno ci porta a focalizzare la nostra attenzione su di noi e su quello che stiamo pensando, facendo o provando, in quel preciso momento siano meno automatici, più consapevoli di noi stessi. Quindi. paradossalmente. in quel momento non è vero che siamo così meccanici.

La meccanicità deve essere verificata individualmente nelle nostre vite ed esperienze, nessuno ce la può veramente mostrare.
In maniera meccanica l’uomo acquisisce, nel corso della sua esistenza una serie di informazioni apprese per imitazione che sono registrate in ogni centro all’interno di specifiche parti o “rulli” come li chiama Gurdjieff (riferendosi ai rulli di cera su cui si incideva nei fonografi, noi oggi parleremmo di CD). Acquisiamo così memorie automatiche intellettuali, emozionali, istintive e motorie e, ogni qualvolta un evento esterno entra in contatto con la nostra presenza generale, quelle che nel sistema vengono chiamate impressioni, viene evocata ed espressa una risposta associativaautomatica allo stimolo, che si esprime senza la partecipazione della nostra coscienza o volontà. Le impressioni sono registrate nei centri e penetrano in noi in maniera maggiore o minore, determinando la loro forza reattiva, in relazione al momento e allo stato in cui siamo quando le riceviamo. Attraverso il loro elemento di collegamento, che corrisponde alla condizione in cui eravamo quando le abbiamo registrate, le associazioni, si uniscono fra loro in diverse combinazioni e, a seconda dello stimolo che riceviamo generano le nostre risposte. E’ esattamente come accendere l’interruttore di un elettrodomestico o come cliccare un icona sul desktop del proprio computer ed aprire un programma per svolgere specifiche operazioni.

Questo è quanto è stato “previsto” nella natura dell’uomo, ma se pensiamo di essere padroni delle proprie azioni rifiuteremo in maniera assoluta l’idea di non possedere tale potere. Un esempio è rappresentato dall’azione di prendere una decisione: decidiamo di compiere una certa azione, come ad esempio di fare ogni giorno uno specifico esercizio, ma il giorno dopo, o qualche giorno dopo, quando volevamo fare quello che ci eravamo prefissi una chiamata di un amico o un altro contrattempo interviene e cambia i programmi. La reazione al nuovo stimolo ha modificato ciò che precedentemente avevamo deciso. Ovviamente giustificando e motivando il cambiamento in maniera più che convincete non notiamo che abbiamo semplicemente contraddetto quello che ci eravamo prefissi, questi ‘io’ di giustificazione nel sistema vengono chiamati respingenti oammortizzatori e sono gli strumenti che ci impediscono di vedere le nostre contraddizioni e che permettono di credere alle illusioni riguardo alla nostra natura e potenzialità.

Questa condizione non è però assoluta, l’uomo può prendere il controllo della propria macchina, ma questo comporta un Lavoro in cui egli deve imparare come è formata, come funziona, e come equilibrare il suo funzionamento.

L’educazione e la programmazione della “macchina uomo” ai giorni nostri genera un gran numero di squilibri che devono essere riequilibrati prima di poter veramente iniziare ad avere il necessario controllo di sé.
Una volta che iniziamo a conoscere noi stessi possiamo lavorare in connessione ad un principio di esistenza differente da quello della semplice esistenza funzionale della macchina, questo è il fondamento e lo scopo della Quarta Via e delle scuole che sono esistite nel passato per il perfezionamento dell’uomo.

 

Allorché vedrete, o scoprirete nella vostra memoria, quanto del tutto meccanicamente potete fare le cose più abominevoli, tali che in seguito non potete comprendere come mai abbiate potuto farle, allora saprete cos'è meccanicità. Tutta la nostra vita facciamo meccanicamente ciò che non faremmo mai consapevolmente. Ciò è quanto dobbiamo comprendere. Se guadiamo attraverso la nostra vita, anno dopo anno, mese dopo mese, scorgiamo cose che non avremmo mai fatto consapevolmente, o cose che non abbiamo fatto, e che avremmo fatto se fossimo stati consapevoli. Questo è il modo in cui bisogna pensare circa la meccanicità.