La frizione è l’energia che si genera da un’azione di sfregamento tra due parti fra cui è presente attrito. L’attrito è una forza che si genera tra due superfici a contatto tra loro in cui una si oppone al movimento, questa opposizione genera energia.

Che lo voglia o no, nella vita di un essere umano si generano frizioni dovute alle lotte interiori ed esteriori innescate dal necessario esistere in un contesto sociale e naturale. Queste frizioni sono dovute a diversi gruppi di Io che entrano in contraddizione tra di loro; dalle scelte più semplici, come che indumento mettersi, a quelle più difficili, come con chi avere una relazione e che direzione dare alla propria esistenza.
Quello che accade a livello meccanico, è che queste frizioni vengono vissute in maniera inconsapevole, vale a dire che la persona non conosce in maniera “reale” le cause e le conseguenze delle proprie “scelte” e decide una direzione piuttosto che un’altra, non in maniera consapevole ma in maniera meccanica e accidentale, in base alla propria natura e “programmazione”. Questo è quello che di solito accade nelle nostre vite: di fronte a scelte difficili tendiamo ad optare per la risposta conosciuta perché è quella più facile o che ci viene spontanea.

Abbiamo la naturale tendenza a reagire automaticamente in base alle esperienze “registrate” durante la nostra esistenza. Questo è naturale e “giusto” per una persona che non sta portando avanti un Lavoro su di sé, ma cambia per coloro che desiderano e hanno scelto di tentare di essere consapevoli delle proprie scelte.

Fusione, unità interiore, sono ottenute nell'uomo per "frizione" per mezzo della lotta tra il Si e il NO. Se un uomo vive senza lotta interiore, se in lui tutto accade senza opposizione, se va sempre seguendo la corrente o come il vento lo spinge, allora resterà com'è. Ma se una lotta interiore ha inizio in lui e soprattutto se questa lotta ha una linea definita, allora gradualmente certe caratteristiche permanenti cominciano a formarsi in lui, egli comincia a "cristallizzare". Ma se la cristallizzazione è possibile su una base giusta lo è anche su una base sbagliata.

L’uomo produce l’energia sufficiente ogni giorno per il suo sostentamento e per la creazione dei corpi superiori, però la disperde tutta in inutili atteggiamenti e risposte meccaniche. In un momento di difficoltà, cioè quando ci troviamo di fronte ad una scelta, si genera frizione, difficoltà che necessita di una direzione. Questa condizione può essere rappresentata dall’idea di un artigiano che deve scegliere gli strumenti e il modo per portare a termine un lavoro: se inizia ad andare in ansia e a scegliere a casaccio gli strumenti, se usa uno scalpello per togliere una vite, se usa un trapano per battere un chiodo o il martello per fare un preciso buco nel muro, chiaramente non otterrà dei buoni risultati e alla fine della sua giornata, avrà usato moltissime energie e risorse ma si troverà nella condizione di aver ottenuto poco dal suo lavoro e di aver parallelamente danneggiato anche gli strumenti che aveva a disposizione attraverso il loro uso improprio.

Se impariamo a dirigere il momento di difficoltà, con le frizioni che genera, impariamo ad usare il potenziale della nostra evoluzione. Nell’uomo la parte più evoluta di lui occupa lo stesso posto della parte meccanica; questo vuol dire che se nel momento, non attuo una scelta più consapevole, semplicemente ne attuo una più meccanica perché il vuoto non esiste.

Ogni volta che si genera un momento difficile è perché gli stimoli che riceviamo generano un conflitto tra le nostre possibili risposte, ad esempio se una persona mi giudica questo mi genera un momento di difficoltà perché la mia personalità vanitosa non lo accetta, la frizione è generata dal contrasto tra la mia falsa personalità e l’impressione che giunge dall’esterno. Quello che usualmente succede è che, in automatico, mi arrabbio con chi mi giudica ed inizio a mia volta a giudicarlo come risposta meccanica. In questo modo ho usato l’energia potenziale contenuta nel conflitto che si è creato in me attraverso la mia risposta automatica, il giudizio; dopo un forte scontro con la persona mi sento “scarico”, avendo usato tutte le energie del momento in una emozione negativa che non mi ha portato a nessuna nuova comprensione.

Il potenziale nel conoscere il Lavoro, è quello di convogliare questa energia in un atto di consapevolezza. Sempre usando il solito esempio, se mi trovo di fronte a qualcuno che mi giudica, ma non mi identifico e riesco a mettere distanza tra me e l’impressione che ricevo, posso osservare chiaramente, e questo richiede di convogliare energia nell’attenzione; posso osservare che l’altra persona, essere diverso da me, mi sta, per ragioni che posso scoprire, inviando un messaggio, questo messaggio è frutto delle nostre nature a confronto, ed in quando tale mi può mostrare un aspetto nuovo della nostra relazione.

Se non respingo immediatamente l’impressione, la posso prendere con me ed osservarla in maniera neutrale, forse posso imparare qualcosa della mia persona che non ho ancora visto, o forse è solo una cosa che già conosco e che si è espressa di nuovo, o forse la persona è solo in un momento difficile e questo è il suo modo di esprimerlo. Fatto sta che nel momento in cui mi sono posto in maniera differente in relazione alla frizione che giungeva, la mia visione delle diverse possibilità e della realtà si è allargata, anche solo nel pormi delle domande e nel cercare di non rispondere automaticamente. Se quindi uso le difficoltà del momento, come strumento per scoprire qualcosa di nuovo, che evidentemente non ho ancora compreso, sto usando delle energie che sono sempre state lì, in maniera intenzionale per la costruzione di qualcosa di nuovo, il mio Sé reale, piuttosto che continuare a ripetere le stesse risposte di sempre.

Per questo è importante tornare alla comprensione che nel momento esistono molte risposte diverse. L’energia che viene sprigionata dal lavoro intenzionale sulla frizione, può aiutarci ad evocare il Ricordo di Sé ed a farci riconnettere con esperienze precedenti di trasformazione delle difficoltà in presenza e consapevolezza.

Quando arriva un momento difficile è importante ricordare che questa è un’energia potenziale, e che possiamo sempre fare lo sforzo di cercare di porci qualche domanda che rallenta la nostra risposta meccanica, come: da che parte di me viene questa azione o reazione? o che forse prima di rispondere devo comprendere se esistono altre possibilità, e così via. Il Sistema offre una grande massa di idee che possono essere usate per introdurre relatività nel momento e cercare delle risposte nuove. Nel dubbio abbiamo sempre gli amici che portano avanti questo Lavoro per confrontarci ed espandere le nostre possibilità.
Il fondamento è sempre quello di ricordare che usare il momento di difficoltà è possibile, e deve essere fatto se si vuole ottenere qualcosa dal proprio Lavoro.

Un importante concetto relativo alle difficoltà che resta da puntualizzare, è che solitamente sorgono in maniera spontanea in relazione al confronto tra il mondo e la nostra natura meccanica; ma nel momento in cui si è iniziato un lavoro su di sé cambia la nostra relazione con la frizione, essa diventa “indotta”, perché vivendola in maniera consapevole, nel tentativo di auto osservazione e nello sforzo di mantenere gli scopi che ci siamo prefissi, iniziamo a generarla intenzionalmente. E’ proprio questa azione intenzionale che ci aiuta a non identificarci e ad attuare un processo che ci permette di usare le energie in essa contenute; questo perché quando sorge una difficoltà in collegamento ai nostri sforzi, dobbiamo ricordarci che è qualcosa che abbiamo cercato e quindi possiamo farci qualcosa di utile. Infatti attraverso il Lavoro dobbiamo rendere disponibili le energie necessarie affinché possano svilupparsi in noi nuove funzioni appartenenti ai “corpi superiori” dell’uomo e questo avviene attraverso la lotta interiore che genera frizione tra il SI e il NO.