D: Il ricordare se stessi è il processo iniziale di questo sistema?
R: E' il centro del processo iniziale, e deve procedere, deve entrare in ogni cosa. Da principio vi sembra improbabile, in quanto potete provare a ricordare voi stessi e poi accorgervi che per lunghi periodi di tempo, ciò non vi viene a mente; poi di nuovo cominciate a ricordarlo. Ma sforzi di questo genere non sono mai perduti; qualcosa si accumula e ad un certo momento, allorché nello stato ordinario sareste stati completamente identificati con le cose e sommersi in esse, scoprite di poter tenervi a parte e controllare voi stessi. Non sapete mai quando ciò sarà e come accade. Dovete fare soltanto ciò che potete: osservare voi stessi, studiare e principalmente cercare di ricordare voi stessi; poi, a un certo momento, vedrete i risultati.

Il Ricordo di sé è uno dei principi centrali intorno al quale ruota il sistema della Quarta Via; è lo strumento e la pratica, attraverso la percezione di sé in maniera consapevole, per la costruzione della coscienza di sé; è caratterizzato da una forte componente emozionale.

E’ difficile comprendere cos’è il ricordo di sé, è più facile iniziare a conoscere questo stato scoprendo cosa non è ricordo di sé. Il sapore di un’identificazione, che riconosciamo nel momento in cui siamo più presenti, è qualcosa a cui possiamo diventare sensibili ed usarlo come “allarme” o “sveglia” nel cammino verso la presenza.

Ma il problema è: come ricordare se stessi, come rendere se stessi più consapevoli?

Il primo passo sta nel rendersi conto che non siamo consapevoli. Quando ci rendiamo conto di ciò e l'osserviamo per un pò di tempo, dobbiamo cercare di cogliere noi stessi in momenti in cui non siamo consapevoli e, poco a poco, ciò ci renderà più consapevoli. Questo forzo ci mostrerà quanto siamo poco consapevoli, perché nelle condizioni di vita ordinaria è difficilissimo essere consapevoli.

Il ricordo di sé è rappresentato dal processo di rigenerazione. Il nostro sforzo, la prima forza (FORMA), rivolto verso l’oggetto (MATERIA), la nostra abitudine, innesca il processo di rigenerazione in presenza di una terza forza (VITA) che nel corso della storia umana ha assunto differenti nomi, Dio, Coscienza, Oro, Sole, Amore, Speranza, Libertà.
Il ricordo di sé si esprime ed è motivato dal tentativo di produrre un certo fenomeno interiore: la nascita della coscienza di noi stessi.

Il ricordo di sé si esprime ed è motivato dal tentativo di produrre un certo fenomeno interiore, la nascita della coscienza di noi stessi.

 

E’ una tecnica per evocare degli stati di coscienza superiori, che ha bisogno di un catalizzatore: uno scopo che rappresenta la prima forza del processo. Dobbiamo orientarci alla ricerca di qualcosa di preciso, ed in particolare di qualcosa collegato ai principi del sistema. Avere lo scopo di guadagnare tanti soldi, non è qualcosa che ci porta ad avere uno stato di consapevolezza superiore, ma conoscere sé stessi per non dovere patire la povertà e portare avanti il lavoro attraverso la conoscenza delle leggi che regolano il mondo può, per un certo periodo, essere uno stimolo sufficiente. Il lavoro si palesa nella comprensione, prima del nostro mondo interiore e poi di quello esteriore e nella scoperta dell’armonia che regola i processi e le relazioni che intercorrono fra di loro.

Se fate uno sforzo serio per osservare le funzioni da voi stessi, vi renderete conto che normalmente, qualsiasi cosa facciate, qualsiasi cosa pensiate, qualsiasi cosa sentiate, non ricordate voi stessi. Non vi rendete conto che siete presenti, che siete qui. Tuttavia vi accorgerete che, se fate sforzi sufficienti per un periodo di tempo abbastanza lungo, aumenterete la vostra capacità di ricordo di voi stessi. Comincerete a ricordare voi stessi più spesso, comincerete a ricordare voi stessi più profondamente, comincerete a ricordare voi stessi in relazione a un maggior numero di idee: l’idea di coscienza, l’idea di lavoro, l’idea dei centri, l’idea dello studio di sé.

Perseguire uno scopo, implica lavorare con la forza passiva rappresentata dalle nostre abitudini meccaniche, viste e riconosciute grazie ad un costante lavoro di auto osservazione, con l’esercizio e lo sforzo di dividere l’attenzione quanto più possibile. Quando riusciamo ad essere consapevoli simultaneamente di quello che avviene dentro di noi e fuori di noi, abbiamo iniziato a praticare l’attenzione divisa, e quando questo si collega ad uno scopo “superiore”, vale a dire al comprendere come funzionano le “leggi”, allora iniziamo a vedere, oltre la trama e l’ordito, anche la ragione per cui le cose esistono. Ad esempio, cercando di osservare le relazioni che intercorrono tra noi stessi ed una persona, possiamo osservare quando ci sentiamo bene o a disagio, possiamo vedere come questa persona si muove e come il suo tono di voce cambia in collegamento al nostro stato e viceversa; ad un certo punto però possiamo iniziare a vedere che la persona è anche una macchina stimolo risposta, che fa parte di un contesto più vasto in cui ogni tassello si collega al tutto, partendo dalla nostra relazione, dalla famiglia, dalla società, espandiamo la nostra visione a qualcosa che va oltre quella che è l’identificazione del momento, facendo lo sforzo di avere una visione sempre più vasta in relazione a quello che conosciamo, avendolo appreso dalle idee del sistema.

Questo lavoro porta ad una nuova esperienza del mondo. E’ possibile essere osservatori attivi di ciò che accade fuori e dentro di noi, senza identificarsi o esprimere risposte formatorie; possiamo vedere, in maniera più neutrale, un maggior numero di “variabili” che compongono il momento. Saremo più svegli, e questo ci porterà ad avere una visione più oggettiva del mondo e di noi stessi.

La divisione dell’attenzione ha diversi gradi di intensità, come l’auto osservazione ed il ricordo di sé, e tutti iniziamo da qualcosa di semplice e “piccolo” che cresce con il tempo attraverso sforzi intenzionali.
La consapevolezza o meno degli ostacoli che si trovano in noi stessi, rappresenta la possibilità di aumentare la profondità nel lavoro che facciamo. Se sappiamo quali sono le nostre caratteristiche, i nostri comportamenti abituali, i respingenti e le altre parti che formano il nostro mondo interiore, possiamo indirizzare il nostro lavoro e i nostri scopi in maniera intenzionale e mirata, andando a lavorare su aree specifiche di noi stessi intensificando l’azione del ricordo di sé. Questo avviene con il tempo e l’aiuto. Dobbiamo ricordarci che oltre che sulla frequenza (il numero di volte che cerchiamo di ricordarci di noi durante il giorno) è indispensabile lavorare sulla profondità dello stato.

 

E’ importante ricordare che esiste il sonno e la possibilità di essere più svegli; lo scopo è quello di cercare di scoprire come.

Attraverso il lavoro, iniziamo a sentire e vedere nuovi elementi in ciò che facciamo o nei posti che frequentiamo di solito. Gli stessi eventi assumono significati differenti e li possiamo osservare da punti di vista completamente nuovi, e considerare ipotesi che prima non eravamo in grado neanche di immaginare. Questo è un effetto del ricordo di sé, del risveglio della consapevolezza.
Vi è un’idea che dobbiamo sempre tenere presente nel lavoro, ed è che non possiamo fare qualcosa che non conosciamo o di cui non abbiamo mai avuto esperienza.

Questa è un’idea che dobbiamo comprendere, ci sono alcune esperienze che non abbiamo mai vissuto ed idee che non abbiamo mai sentito, di cui non sappiamo nulla; siamo abituati a tenere un comportamento conosciuto e ad agire una serie di azioni che si basano su un numero molto limitato di possibilità automatiche. Non sappiamo che esistono altre risposte, o almeno non lo accettiamo veramente, per cui un altro modo di agire per noi di solito non esiste. Attraverso un sincero lavoro sul ricordo di sé, iniziamo a percepire nuove realtà e ci apriamo a possibilità che prima non consideravamo reali o possibili. Riconoscendo la nostra limitatezza distruggiamo i respingenti ed iniziamo a sostituirli con nuove esperienze, ed in questo modo iniziamo ad espandere le nostre percezioni e possibilità.

 

Quando ci ricordiamo di noi stessi anche il tempo ha una valenza differente, periodi brevi possono sembrare molto lunghi. Solitamente passiamo da intervalli, anche lunghi, di sonno in cui non siamo consapevoli del tempo che scorre. Attraverso il ricordo di sé, il vissuto delle esperienze cambia e si fa più intenso e ricco; anche a livello di ricordi, abbiamo un cambiamento perché vivendo l’esperienza in maniera più profonda, questa si “fissa” più profondamente nella nostra memoria. Ma il ricordo di sé non è memoria, è costruire in se una nuova funzione che permette di aprire le porte alla consapevolezza di noi stessi, alla capacità di essere padroni di se stessi e vedere ciò che compone il momento con le sue potenzialità. E’ un percorso che non ha una fine, perché la possibilità di espandere le proprie conoscenze e percezioni non si arresta, una volta che abbiamo scoperto qualcosa possiamo continuare a nutrire questa consapevolezza ed arricchirla nel tempo.

 

Ricordare se stessi non è in realtà collegato con la memoria; è semplicemente un'espressione. Significa essere presenti a se stessi, cioè consapevolezza di sé. Bisogna essere consapevoli di se stessi. Ciò comincia con il processo mentale del cercare di ricordare sé stessi. Tale capacità di ricordare sé stessi va sviluppata, perché nell'osservazione di noi stessi dobbiamo cercare di studiare le nostre funzioni separatamente l'una dall'altra: la funzione intellettuale separatamente da quella emozionale, l'istintiva separatamente dalla motoria. E' importantissimo ma non facile.

Vi ho dato un metodo pratico, semplicissimo. Cercate di arrestare i pensieri, e tuttavia non dimenticate il vostro scopo: ricordare voi stessi. Ciò può essere di aiuto. Cosa impedisce il ricordare se stessi? Questo costante turbinio di pensieri. Arrestate quel turbinio e forse ne avrete un’ assaggio.