Cosa vuol dire identificazione?

L’identificazione è una condizione in cui l’identità di una persona è associata ad una cosa sola. Quando pensiamo intensamente a qualcosa o siamo catturati da un evento, abbiamo la tendenza a dimenticare tutto quello che ci circonda e che compone la gamma di elementi che formano il presente, a favore di un solo elemento. Questa assenza di contatto con una realtà più vasta è la condizione naturale dell’uomo ordinario. In base a quello che egli ha appreso nel corso della sua vita, ogni stimolo viene immediatamente ricondotto, in base alla legge di minima resistenza, ad una risposta precostituita e unitaria attraverso il processo di identificazione con lo stimolo stesso.

Non ci può essere consapevolezza e identificazione nello stesso momento, l’una vive a scapito dell’altra.

L’identificazione è uno stato in cui siamo in potere delle cose, per questo può essere difficile da spiegare, perché deve essere verificato. Quando siamo identificati e riusciamo ad interrompere questo stato, iniziamo a capire come esso funziona. Ci sono differenti gradi di identificazione; possiamo iniziare, riconoscendo quelle più leggere, quelle superficiali, quelle cioè da cui possiamo facilmente separarci, come ad esempio un cibo che ci piace molto, per prepararci a lavorare con quelle più profonde come l’identificazione con il nostro ritratto immaginario.

Un modo per separarsi dall’identificazione è attraverso uno sforzo intenzionale di espansione della consapevolezza da quello che ci circonda. Quando ci “risvegliamo” ad un momento di identificazione, e quanto più spesso possibile, cerchiamo di espandere la nostra percezione di quello che ci circonda, dobbiamo fare lo sforzo di spostare la nostra attenzione ad altri elementi che sono presenti intorno a noi in quel momento. Così ad esempio se sono identificato con qualcosa che guardo in televisione, posso iniziare a guardarmi intorno, distogliendo l’attenzione da ciò che mi cattura in quel momento, posso iniziare guardando la cornice dello schermo e poi guardare quello che c’è nella stanza; dopo un certo tempo posso tornare alla televisione facendo attenzione a riconoscere il momento in cui tornerò ad identificarmi, cercando di vederlo e frenarlo.

L’identificazione è uno stato costante, passiamo sempre da un’identificazione ad un’altra. Queste è la condizione dell’uomo ordinario, corrisponde alla condizione di quando siamo completamente assorbiti da quello che stiamo facendo nel momento, senza avere la consapevolezza di noi stessi o di quello che ci circonda.
Un bambino che guarda la televisione è l’esempio dello stato in cui siamo quando siamo identificati: è completamene preso dalle immagini e dai suoni che riceve e non si rende conto se gli parliamo, non si accorge di quello che fa, mangia automaticamente senza essere minimamente attento alle sue azioni, non sa che sta mangiando.
Questo è lo stato in cui si svolgono le vite delle persone, quando leggono, lavorano, ascoltano o parlano, sono identificate con qualche Io senza riuscire ad avere una visione diversa di quello che accade ad un livello più vasto.
Vi è l’idea che per fare una cosa bene è necessario essere identificati con essa, questo è uno dei motivi per cui il lavoro contro l’identificazione è così difficile, ma è un errore; in uno stato di attenzione divisa vi è la possibilità di compiere qualunque lavoro con maggiore accuratezza e consapevolezza, e nella stessa quantità di tempo si assimilano molte più informazioni e nozioni che in qualunque altra condizione meccanica.
Ma poiché questo è lo stato ordinario, è molto difficile uscirne, è richiesto un grande sforzo, perché tutto quello che ci circonda funziona secondo la legge dell’identificazione e nel momento in cui cerchiamo di superarla incontriamo grandi forze contrarie che tendono a riportarci ad una condizione meccanica. Per questo abbiamo bisogno di conoscenza e aiuto per poter iniziare a lavorare contro l’identificazione.
Per poter lavorare contro l’identificazione è importante ricordare che, possiamo essere più consapevoli e per periodi più lunghi; questo costante ricordare è un importante stimolo che dobbiamo portare con noi, è buono ricordarsi che, se non siamo in un momento in cui stiamo cercando di essere più consapevoli, allora siamo identificati.
Il primo passo per uscire dall’identificazione è quello di riconoscerla nelle nostre vite e vedere che è una condizione che ci limita; se questa comprensione è sufficientemente vasta e profonda possiamo sviluppare il desiderio di cambiare e creare le possibilità di stati differenti di consapevolezza attraverso l’uso consapevole e volontario di shock addizionali. Quando abbiamo imparato a riconoscere le situazioni che maggiormente favoriscono le nostre identificazioni potremo iniziare ad usarle come shock addizionali, e cambiarle a nostro vantaggio attraverso l’inserimento di piccoli ostacoli che, generando frizione, ci ricorderanno di ricordare. Questo ci porterà a vedere differenti livelli di identificazione e a sviluppare nuovi strumenti di lavoro.

Ciò che è importante nello studio dell’identificazione è il soggetto che l’ha generata, perché lo stato in cui siamo quando siamo identificati è sempre lo stesso ed è questo che, una volta riconosciuto, deve diventare un campanello di allarme per il nostro lavoro, al fine di aiutarci a riconoscere ciò che la innesca.

Ogni volta che ci accorgiamo di essere identificati dobbiamo iniziare di nuovo a dividere l’attenzione, ad espanderla, portandoci dal livello di attenzione delle parti meccaniche o emozionali dei centri a quello dei re. Iniziando a distinguere che esistono cose più importanti possiamo essere meno identificati; l’identificazione rappresenta solo una visione parziale delle cose e non può aiutarci, non genera più energia, è come passare da una visione tridimensionale delle cose ad una visione bidimensionale, fino a diventare solo un punto isolato del piano; la visione di uno stato di identificazione è il massimo livello di cecità.

La forza dell’identificazione è che è composta da un elemento emozionale, qualcosa ci attrae o ci respinge, facendoci cadere in uno stato di fascinazione o di repulsione, questa però non è vera emozione, le emozioni portano energia, mentre l’identificazione cattura la nostra attenzione e la “imprigiona” in un oggetto. Quello che c’inganna è il sapore emozionale, e quando una forte emozione arriva, rispondiamo con l’identificazione perché non conosciamo altra risposta.
Per arrestare l’identificazione è necessario uno sforzo che introduca il ricordo di sé; grazie ad esso iniziamo a conoscere i nostri atteggiamenti e come l’identificazione si manifesta in noi; ognuno di noi ha dei soggetti preferiti!

Ricordare se stessi aiuta il comprendere, e il comprendere significa sempre portare ogni cosa ad un certo centro. In tutto il vostro lavoro, in tutti i vostri atteggiamenti dovete avere un punto centrale e il ricordo di sé stessi è una condizione necessaria per questo.

L’identificazione è una condizione di sonno profondo, per questo non possiamo vedere le cose nel loro insieme ma solo da un punto di vista.

E’ divisa in due fasi:

E’ possibile interromperla nella prima fase, nella seconda dobbiamo aspettare l’intervallo per poter deviare l’ottava.
Essere identificati non è necessario; senza, le nostre vite sarebbero completamente differenti.

D: Tutto ciò che facciamo non subirebbe un danno se impegnassimo la nostra mente nel tenerci svegli invece di portare attenzione a ciò che stiamo facendo?
R: Vi ho già spiegato che è esattamente l'opposto. Possiamo fare bene tutto ciò che stiamo facendo soltanto quando siamo svegli. Più siamo addormentati, peggio facciamo le cose che stiamo facendo: non ci sono eccezioni. Voi lo prendete accademicamente, semplicemente come una parola, ma tra sonno profondo e completo risveglio esistono gradi e voi passate da un grado all'altro.

L’uomo ha una grande quantità di energia che disperde in cose inutili e dannose, se riuscisse anche solo a limitare l’identificazione avrebbe questa energia a sua disposizione; il passo successivo è scoprire cosa fare con queste energie.

E’ importate ricordare che: