Nel sistema della Quarta Via l’uomo è visto come un essere incompleto, con la possibilità di evoluzione e di auto perfezionarsi per raggiungere quello che può essere definito “Uomo”.
Per comprendere ciò che è l'uomo attualmente, vale a dire al livello attuale del suo sviluppo, è indispensabile potersi rappresentare fino a un certo punto ciò che egli può essere, vale a dire ciò che può raggiungere. Infatti, soltanto comprendendo la sequenza corretta del suo possibile sviluppo, l'uomo cesserà di attribuirsi quanto attualmente non possiede, ma che forse potrà acquistare attraverso grandi sforzi e grandi fatiche.
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Un uomo nel pieno senso della parola è composto di quattro corpi. Questi quattro corpi sono costituiti da sostanze che diventano sempre più sottili, si compenetrano e formano quattro organismi indipendenti aventi tra loro una relazione ben definita, ma capaci di azione indipendente.
Nell’uomo vi è la possibilità di sviluppare quattro corpi differenti che sono esposti da Gurdjieff nella Quarta Via con il grafico seguente:
Il tratto più importante: l’uomo non nasce con i corpi sottili e questi richiedono una cultura artificiale, possibile solo in determinate condizioni, esteriori e interiori, favorevoli.
Ognuno dei corpi superiori, se si eccettua il primo che è quello con cui nasciamo, ha bisogno per il suo sviluppo di un certo ammontare di sostanze sottili, per la sua costruzione prima e per il suo mantenimento poi. La prima fase, richiede maggiori sforzi per accumulare materiali per la costruzione e per il mantenimento dei corpi superiori, ma una volta creato, il “nuovo corpo” richiede un minore apporto di sostanze per il suo mantenimento e utilizzare l’eccesso di materiali per la costruzione del successivo.
Il sistema della Quarta Via si fonda su idee e strumenti che, se applicati, costruiscono il veicolo attraverso il quale è possibile accumulare abbastanza sostanze sottili necessarie alla “costruzione” dei corpi superiori, ma lo sviluppo di questi corpi non è meccanico ed è il frutto di un lavoro intenzionale e mirato.
“L’uomo ordinario non possiede questi corpi, né le funzioni corrispondenti. Ma egli crede spesso di possederle, e riesce a farlo credere agli altri. Le ragioni di questo errore sono, in primo luogo, il fatto che il corpo fisico lavora con le stesse sostanze di cui sono costituiti i corpi superiori, ma queste sostanze non si cristallizzano in lui, esse non gli appartengono”.
A livello del nostro organismo, produciamo tutte le sostanze che servono alla costruzione ed al mantenimento dei corpi, ma le sprechiamo inutilmente e soprattutto non siamo in grado di trattenerle per un uso consapevole. A livello ordinario, la sostanza più sottile che riusciamo a produrre è il SI12 dell’ottava del cibo, rappresentata dall’energia sessuale, che è la materia più sottile prodotta in maniera meccanica dal nostro organismo.
Con un lavoro intenzionale possiamo produrre altre sostanze sottili, che sono rappresentate nel diagramma del cibo dagli idrogeni LA6 dell’ottava delle impressioni, e MI12 dell’ottava della respirazione.
Questo permette di avere una produzione maggiore di sostanze sottili che servono ala costruzione e mantenimento dei “nuovi corpi.”
E’ importante comprendere che, per la costruzione del corpo astrale, è necessario un lavoro intenzionale, fondato sulla consapevolezza emozionale del possibile sviluppo di un gruppo di Io che possiede una maggiore unità e possibilità di controllo sul primo corpo, quello fisico. In assenza del corpo astrale, l’uomo è in balia degli stimoli esteriori che evocano, attraverso la reazione di causa effetto, le risposte registrate nelle parti meccaniche dei centri, trascinando l’uomo da un Ioop ad un altro senza nessun controllo.
Ogni corpo si “costruisce” sul e nel precedente, così non possiamo passare dal corpo fisico al corpo mentale senza avere prima costruito il corpo astrale, ed ogni corpo ha la capacità di “controllo” sui corpi che lo precedono ed è controllato dal corpo che lo segue.
La differenza capitale tra le funzioni di un uomo che non possiede che il corpo fisico, e le funzioni dei quattro corpi è che, nel primo caso, le funzioni del corpo fisico governano tutte le altre; in altre parole, tutto è governato dal corpo che è, a sua volta, governato dalle influenze esteriori.
Il diagramma rappresenta le funzioni parallele di un uomo avente solo il corpo fisico e di un uomo avente i quattro corpi.
Nella tabella comparativa fra un uomo che possiede solo il corpo fisico ed un uomo completo, si evidenzia il limite principale di una persona che non ha sviluppato i corpi superiori, che è quello di non essere in grado di fare nessuna scelta consapevole. La freccia indica la sequenza di controllo delle azioni e reazioni della persona.
Il ruolo delle funzioni, o centri, è quello di essere degli strumenti che funzionano per reazione agli stimoli che, se non provengono da qualcosa dentro di noi che è stato sviluppato intenzionalmente, sono evocati dalle reazioni automatiche alle influenze esterne e sono controllati da esse; non è qualcosa di giusto o sbagliato, è quello per cui le funzioni sono state “create,” è il loro ruolo. Purtroppo nella vita di tutti i giorni è difficile comprendere questa differenza, solitamente siamo attratti dalle persone attribuendo loro grande carisma, scambiando per determinazione, una forte identificazione.
Nel corso della vita, dall’età formatoria in poi, l’uomo accumula nei centri idee e atteggiamenti che vanno a costituire la sua falsa personalità. Questi si manifestano nei desideri meccanici che sono le terze forze che spingono e orientano le sue azioni. Ma alla base di questi desideri non vi è una reale conoscenza di sé, ma solamente un automatico apprendimento di valori e modelli che sono seguiti in maniera meccanica, cercando alla cieca un luogo di esistenza “comodo” di cui sentirsi parte.
La capacità, in base ad un lavoro intenzionale, di sviluppare gli altri corpi corrisponde allo sviluppo di un sempre maggiore controllo di sé, sostituendo alla risposta meccanica una risposta intenzionale e consapevole frutto di un’attiva partecipazione alla propria esistenza.
In un uomo in possesso dei quattro corpi, l’automatismo del corpo fisico dipende dall’influenza degli altri corpi. In luogo dell’attività discorde e spesso contraddittoria dei differenti desideri, vi è un unico Io, intero, indivisibile e permanente, vi è una individualità che domina il corpo fisico e i suoi desideri, e può superare le sue ripugnanze e le sue resistenze. Invece di un processo meccanico di pensiero, vi è la coscienza. E vi è la volontà, vale a dire un potere non più composto semplicemente da desideri svariati, il più delle volte contraddittori, appartenenti ai differenti ‘io’, ma derivante dalla coscienza e governato dall’individualità o da un ‘Io’ unico e permanente.
Soltanto questa volontà può essere chiamata ‘libera’, perché essa è indipendente dall’accidente e non può più essere alterata, né diretta dall’esterno.
Dalla frizione che sorge da un’attiva e consapevole lotta con i propri desideri meccanici, si sviluppa l’energia necessaria alla formazione dei corpi superiori; se iniziamo a controllare i nostri desideri e ad osservare la natura degli stessi possiamo comprendere quanto di noi è artificiale e quanto è possibile costruire su nuove fondamenta, più connesse a ciò che realmente siamo. La consapevolezza nasce dalla possibilità di acquisire un maggiore controllo su di sé, e quindi di affrancarsi dalle risposte meccaniche evocate dagli stimoli accidentali che riceviamo dall’esterno; questo ci porta ad indirizzare il nostro lavoro in maniera intenzionale.
Il lavoro che inizia da una reale osservazione di sé, e da un sincero sforzo di contrastare le nostre risposte meccaniche, permette l’accumulo delle sostanze necessarie alla costruzione dei corpi superiori. Per fare questo, è però necessario credere a questo sviluppo, altrimenti ogni difficoltà che incontriamo nel cammino sarà sufficiente a farci tornare sui nostri passi. Ad esempio, lo scopo degli esercizi è quello di metterci di fronte ad una difficoltà la quale, se giustamente compresa, genera un conflitto positivo, che invece di essere respinto porta alla creazione della possibilità di vedere realtà differenti che non reputavamo accessibili, e ci permette di agire su di esse. Se iniziamo a vedere negli scopi, e dunque nelle difficoltà che incontriamo, la potenzialità di prendere il controllo di noi stessi, allora non li demonizzeremo, ma inizieremo a comprendere che il desiderio reale di trovare una soluzione costruttiva, che passa dalla consapevolezza di poter raggiungere lo scopo che ci siamo prefissi, è la terza forza per la costruzione di qualcosa di nuovo. Quanto più riusciremo a mettere da parte le ragioni che ci inducono a rimandare lo sforzo sincero e positivo, tanto meno faremo affidamento sul vecchio sé, che non ha nessuna reale possibilità di sviluppo, e non per un principio ideale, ma perché se le avesse avute non ci sarebbe nessun lavoro da fare.
L’ottava della consapevolezza di sé è composta di due intervalli, il primo è colmato dal ricordo di sé, vale a dire dallo sforzo di essere presenti alle proprie azioni, al proprio mondo interiore, alle risposte che automaticamente diamo ad uno stimolo. Attraverso questo lavoro di consapevolezza iniziamo a vedere noi stessi, i nostri limiti e gli elementi che ci costituiscono. Il sistema ci da una “mappa,” che ci aiuta ad orientarci in questa visione. Nel prosieguo dell’ottava, la conoscenza di noi stessi porta al secondo intervallo che è la sofferenza intenzionale. Questo momento è dato dal fatto che, vedere noi stessi ci porta a prendere consapevolezza dei nostri limiti e delle difficoltà che implicano il loro superamento. In questo punto cadono la maggior parte delle persone, perché avere la forza e l’energia di vedere sé stessi e decidere positivamente e intenzionalmente di fare qualcosa, è molto difficile. La sofferenza intenzionale, nel sistema, corrisponde alla capacità di accettare il proprio dolore e difficoltà senza giustificarlo, ma decidendo consapevolmente di usarlo a favore della propria evoluzione; ma ci manca, a livello ordinario, la possibilità di credere a qualcosa di differente, per questo abbiamo bisogno di un mediatore di qualcuno o qualcosa a cui credere, che renda possibile il passaggio iniziale per la creazione degli idrogeni superiori. Una volta che abbiamo accumulato abbastanza sostanze fini potremo iniziare ad avere una maggiore indipendenza e, attraverso lo scambio con le altre persone, continuare a produrre autonomamente queste sostanze.
Il corpo astrale è rappresentato dai sentimenti e desideri collegati ad un lavoro intenzionale sul centro emozionale: è necessario iniziare a credere che un cambiamento del proprio essere è possibile e reale.
Nel diagramma del cibo vediamo come queste sostanze sono create e, attraverso lo studio delle idee del sistema, come sono perse e come possono essere risparmiate ed accumulate.
Il lavoro deve toccare simultaneamente differenti aspetti e, attraverso esercizi e tecniche, deve insegnare, prima come limitare le perdite, poi come usare ed accumulare le sostanze necessarie.
I punti fondamentali che possono aiutarci sempre sono:
- Essere consapevoli delle proprie azioni.
- Fare lo sforzo di essere presenti a se stessi il più possibile.
- Estendere questa presenza a quante più situazioni possibili.
- Creare "sostanze nuove" attraverso questa consapevolezza.
- Evitare la perdita di queste sostanze che avviene attraverso eccitazioni inutili o azioni incontrollate.
- Creare un afflusso maggiore di energia grazie al ”ricordo di sé”.
- Imparare a guidare queste energie intenzionalmente.
- Costruire una nuova consapevolezza, prima di sé e poi del mondo circostante.
Se riusciamo a portare avanti questo processo per un tempo sufficientemente lungo, possiamo sperare di cristallizzare queste nuove capacità e renderle permanentemente nostre, fino a quel momento, possiamo perdere tutto e tornare ad una situazione meccanica, ma non equivalente a quella iniziale, ma molto peggiore, perché avremo imparato a vedere, e vedremo che non siamo in grado di essere padroni di noi stessi.
Il lavoro è quello che può dare all’uomo una reale ragione d’essere ma è qualcosa che deve essere affrontato con la massima serietà, quello che si mette in gioco è grandissimo come quello che si rischia di perdere o di guadagnare. Fare il lavoro per i motivi sbagliati o con un atteggiamento sbagliato o superficiale è quello che può portarci ad una reale rovina di noi stessi. Non intraprendete questo percorso in nessun modo se non avete un reale, profondo e sincero desiderio di andare oltre voi stessi, e questo deve essere meditato e sentito a lungo; la consapevolezza che state mettendo in gioco tutto, deve essere una costante spinta e metro di giudizio nelle vostre azioni. Il lavoro inizia in maniera molto facile, ma a mano a mano che procede è richiesto sempre di più, all’inizio si è in tempo per tornare indietro, più avanti sarà sempre più difficile.
Ciò che si può ottenere è proporzionato alla difficoltà ed alla necessità di impegno e partecipazione che viene richiesta, tutto ciò che è ottenuto senza sforzo non vale nulla e non porterà a nulla, ma quello che si può perdere per una mancanza di valutazione è grande.