Cosa sono le emozioni negative?

Secondo il sistema della Quarta Via, le emozioni negative sono un apparato artificiale dell’uomo sviluppato e nutrito sin dall’infanzia attraverso l’educazione all’espressione delle emozioni in modo errato. Un esempio di questo è rappresentato dal bambino che impara a dare la colpa a qualcun altro per evitare una punizione, che da adulto si convincerà che ciò che gli accade è responsabilità di altri, che devono prendersi cura, o creare per lui le condizioni necessaire alla sua esistenza e che, nel caso in cui questo non avvenga nei termini da lui immaginati, spenderà gran parte della sua vita all’insegna della lamentela e del dissenso per quello che non gli è stato dato.

Se osserviamo con attenzione, ognuno esprime, durante la giornata, differenti tipi di emozioni negative come i cattivi umori, le preoccupazioni, l’attesa di qualcosa di sgradevole, il dubbio, la paura, un sentimento di offesa o l’irritazione.

Alla base delle emozioni negative vi è un atteggiamento che le nutre e permette il loro mantenimento ed esistenza. Ogni qualvolta qualcosa non ci torna o qualcuno fa qualcosa di sbagliato nei nostri confronti, evochiamo e nutriamo un gruppo di Io che giustifica la nostra negatività. Molto difficilmente ci rendiamo conto che ciò che riceviamo è collegato a quello che siamo e, poiché non conosciamo noi stessi, pensiamo che sia solo una responsabilità del modo esterno se le cose non sono come le immaginiamo o desideriamo. Dietro ad un’espressione di negatività si trova sempre un’indulgenza nei confronti di una nostra debolezza, data da una difficoltà a vedere e compiere uno sforzo per migliorare.

Ci sono dei momenti e delle condizioni particolari in cui maggiormente esprimiamo le emozioni negative.

I gruppi di Io che le nutrono si accumulano in noi, ma non vengono espressi subito, ne sono il carburante. Ci sono momenti, in cui siamo più stanchi o qualcosa di particolarmente difficile ci opprime, in cui non abbiamo abbastanza energia per controllare i gruppi di Io che sono stati coltivati in differenti occasioni. Allora tutto quello che abbiamo dentro inizia il suo percorso di uscita.

Ci sono delle tappe precise che possiamo osservare, e che possiamo usare per riconoscere e frenare l’espressione delle emozioni negative.

L’ottava delle emozioni negative è un’ottava discendente, per questo richiede una particolare condizione perché inizi, come ad esempio il momento di stanchezza è lo stimolo che colma il primo intervallo DO-SI dell’ottava; tutti conosciamo l’espressione “questa è la goccia che fa traboccare il vaso!!”.

Il DO è la stanchezza, il SI è il primo flash di energia che possiamo percepire a livello del plesso solare. Questo ci fa capire che l’emozione negativa non è ancora diretta; quando siamo in una particolare condizione, e un certo stimolo ci raggiunge, il meccanismo dell’emozione negativa si attiva. E’ nel LA che si formula il soggetto specifico dell’emozione, in questo punto dell’ottava scegliamo l’obiettivo, quella data persona o situazione che è diventata per noi intollerabile, “ora basta gli devo dire quello che penso!!”. Nella nota successiva il SOL, creiamo il dialogo, troviamo le parole che vogliamo esprimere che hanno lo scopo di far capire all’altra persona la nostra situazione. A questo punto dell’ottava siamo ancora convinti, nel migliore dei casi, che quello che stiamo facendo è a fin di bene, che è importante “mettere le cose in chiaro!”. Alla nota FA dell’ottava, il discorso o i concetti che vogliamo esprimere sono pronti, adesso inizia il reale momento di approccio. Questo è il momento in cui si giunge all’intervallo FA-MI, in questo punto dell’ottava è ancora possibile deviare l’energia in un’ottava ascendente o in un ottava discendente laterale, di cui parleremo fra poco. Nel caso in cui l’ottava non devia, è nel MI che si concentra l’espressione di negatività. Questo è il momento in cui rilasciamo una grande quantità di energia, quella cioè che si è accumulata nel corso del tempo ed in cui le giustificazioni che sono i sostegni immaginari della negatività si sono formate. Al RE dell’ottava, abbiamo usato tutta l’energia che avevamo e arriviamo al DO alla fine dell’ottava, stremati e senza energia.
Tutto questo di solito, per quanto lungo a spiegarsi, avviene molto velocemente dentro di noi ed è molto difficile da arrestare.

Ora che abbiamo spiegato l’ottava delle emozioni negative è importante capire come lavorare su di esse e perché prima di tutto è importante domandarsi come mai dobbiamo cercare di non esprimere le emozioni negative.

Come abbiamo visto, le emozioni negative sono un’ottava discendente, questo vuol dire che ciò che rimane alla fine del processo è qualcosa di più pesante (lento), in termini di vibrazioni, rispetto a ciò da cui siamo partiti. Se poi osserviamo le emozioni negative da un punto di vista dei processi, ci accorgiamo che esse rappresentano il processo di crimine o malattia, che avviene quando un “materiale” non digerito ed eliminato correttamente, rimane nell’organismo producendo veleni, che a lungo andare, possono danneggiare le funzioni necessarie al suo sostentamento.

Le emozioni negative rappresentano un’errata comprensione di quelle che sono le leggi che regolano il luogo dove viviamo, e sono, in quanto tale, un inganno che non ci porta a risolvere il problema ma a creare una catena di eventi che dissipano energia e rendono le cose più complicate. Il processo di crimine non si ferma automaticamente, ad ogni espressione se ne innesca uno nuovo, fino a che non c’é più nulla da distruggere; questo è rappresentato ad esempio dalla fine di una relazione o di una amicizia; per causa del processo di malattia il rapporto non è guarito e non è potuto proseguire, nei casi peggiori questo può portare ad eventi luttuosi fra persone che non sanno gestire le materie create dall’ottava della negatività. Questo in pratica significa che ogni volta che esprimiamo il nostro dissenso a qualcuno, è follia sperare che questo lo aiuti a crescere, solitamente fa leva sulla paura (un’altra emozione negativa) o genera dei conti in sospeso che sono l’humus delle emozioni negative del futuro.

Solo sentendo a livello emozionale veramente e profondamente quanto ci viene portato via dall’espressione delle emozioni negative, possiamo iniziare a nutrire un serio desiderio di cominciare il lavoro su di esse, altrimenti le parti di noi che si sentono giustificate nella loro espressione, continueranno semplicemente a farci credere che è giusto “dire agli altri quello che pensiamo, in fondo siamo solo sinceri..”.

Vi è un importante presupposto alla base del lavoro con le emozioni negative; esse sono una parte così vasta della nostra esistenza e del nostro senso d’identità che, una volta che iniziamo a svelare i meccanismi del loro funzionamento, iniziamo contemporaneamente a vedere i nostri limiti e le nostre menzogne. Questo processo di non eliminazione delle energie attraverso le emozioni negative, può essere molto doloroso e difficile. Il processo di creazione di qualcosa di nuovo si svolge alle spese di qualcosa che esiste già e che deve “morire”. Nelle scuole esoteriche questo concetto è espresso con l’idea di morte non perché è altisonante, ma perché l’emozione che si prova quando il nostro vecchio sé è destrutturato e ricostruito attraverso il lavoro, è quella dolorosa di una morte. Il lavoro non è facile, ed il vero lavoro è solo per chi veramente ha compreso il bisogno di un cambiamento profondo del proprio essere.

Nel tentativo di lavorare con le emozioni negative è importante sapere quando abbiamo la possibilità di modificare qualcosa. Il lavoro sulle emozioni negative si fonda sulla conoscenza e sullo sforzo di deviare l’ottava nei suoi intervalli. La conoscenza ci viene dalle idee e dall’osservazione, lo sforzo è frutto della nostra comprensione e delle nostre verifiche.

Gli intervalli dell’ottava sono i due momenti in cui qualcosa di diverso può essere fatto.

Il primo intervallo, riguarda la creazione degli Io che giustificano le emozioni negative; se ad esempio l’espressione di un certo atteggiamento da parte di una persona con cui abbiamo una relazione ci disturba, invece di iniziare a pensare come cambiare la persona e perché quello che fa non va bene, è importante concentrare la nostra attenzione su noi stessi, per vedere in cosa stiamo giudicando l’altra persona, cosa notiamo e di cosa abbiamo bisogno. Nel sistema si dice che le persone non possono fare, questo significa che senza un reale desiderio, necessità e adeguata conoscenza, nessun cambiamento è possibile. Questa idea, se usata in termini positivi, può diventare la terza forza per una nuova capacità di analisi e di osservazione del mondo che ci circonda e di noi stessi. Tornando all’esempio, se notiamo che questa persona agisce in un modo tale da creare frizione in noi, ciò che dobbiamo domandarci è cosa sta toccando, se vi è qualche possibilità di cambiare il nostro atteggiamento e di migliorarlo, in modo da essere i fautori di una nuova armonia, principalmente in noi stessi. Dobbiamo fare attenzione a non rivolgere l’espressione di negatività verso noi stessi perché continueremo a non ottenere nulla e non serve alla costruzione di qualcosa di nuovo. Lo scopo del lavoro sulle emozioni negative è quello di creare, alla spese dei vecchi atteggiamenti, qualcosa di nuovo che indirizzi le nostre energie verso una maggiore realizzazione di quello che siamo. Sempre in relazione all’esempio, è importante comprendere che il lavoro delle emozioni negative non ha nulla a che vedere con il “buonismo”, ma è collegato alla realizzazione della realtà in noi stessi e nel mondo che ci circonda; questo significa che la comprensione dell’impossibilità di creare una relazione con qualcuno non diventa più una fonte di negatività, ma attraverso la comprensione, genera un distacco consapevole e, se necessario, una chiusura forte ma senza identificazione. Attraverso la più profonda comprensione della realtà, guadagniamo una maggiore comprensione delle risposte che dobbiamo dare ad una situazione.
Una delle maggiori difficoltà nell’iniziare a veder questo, è che mano a mano che osserviamo noi stessi, ci rendiamo conto che la vita che stiamo vivendo non ci appartiene e molte scelte che abbiamo fatto sono dovute alla nostra falsa personalità o all’ errata visione delle cose. E’ un momento difficile nella vita di ogni persona che sta lavorando su si sé, perché abbandonare qualcosa che, per quanto non ci corrisponda, conosciamo e abbiamo “vissuto” per tanto tempo a favore di qualcosa che è solo un embrione, genera un senso di instabilità e insicurezza, che a sua volta può essere un facile strumento per la creazione di nuove emozioni negative. Per questo la presenza di una struttura organizzata che ci accompagni e sostenga nel periodo di passaggio nella costruzione di noi stessi è indispensabile. E’ molto importante comprendere la difficoltà del lavoro, per non avere atteggiamenti ingenui che possono arrecare più danni che benefici; Gurdjieff disse che è meglio non iniziare il percorso piuttosto che lasciarlo incompiuto.

Questo lavoro di riconsiderazione è quello che ci permette di cambiare la formazione degli Io che nel tempo diventano le fondamenta delle emozioni negative. Ogni volta che ci troviamo a pensare che qualcuno sta sbagliando nei nostri confronti o a giudicare il comportamento del mondo esterno riguardo a noi stessi, possiamo cercare di ascoltare il nostro centro emozionale, che nel suo corretto funzionamento percepisce lo stato e le condizioni del soggetto dei nostri pensieri, e le sue reazioni; con il tempo impareremo a diventare più sensibili al sapore degli Io che sono il seme delle emozioni negative e a creare un nuovo atteggiamento di analisi nei loro confronti che rivolga l’energia emozionale verso la costruzione di noi stessi anziché verso l’ esterno.

Spesso però, ci troveremo nella condizione di essere già entrati nell’ottava dell’espressione delle emozioni negative, avremo già pronti in noi stessi gli Io a cui crediamo e avremo già identificato il soggetto della nostra identificazione. In questa situazione la possibilità che abbiamo, è di deviare l’ottava all’intervallo FA-MI quando cioè ci stiamo rivolgendo al soggetto. In questo si concretizza l’idea della non espressione delle emozioni negative. Quando è tutto pronto dentro di noi per rilasciare l’emozione, dobbiamo trovare la forza di deviare e non esprimere tutto quello che abbiamo covato e preparato. In questo punto dell’ottava siamo già pieni di energie emozionali che devono trovare una loro espressione, la potenzialità che esse hanno è quella di nutrire un più elevato stato di consapevolezza e portarci a nuove comprensioni di noi stessi e su quello che ci circonda. E’ possibile deviare l’ottava in un processo di digestione in cui comprendiamo meglio le ragioni della non espressione, e in cui vediamo le cose che ci circondano sotto una luce nuova, o possiamo innescare un processo di rigenerazione in cui una nuova parte di noi si esprime con atteggiamenti e comprensioni differenti rispetto a prima: questo è lo stato del ricordo di Sé in cui siamo consapevoli di noi stessi e di ciò che siamo, e possiamo dirigere la nostra energia verso delle espressioni differenti, più consapevoli. In questi momenti vediamo le cose in modo completamente differente da come siamo abituati a vederle, le connessioni fra le cose ci appaiono in modo nuovo, e nuove possibilità diventano reali; è come se il tempo scorresse ad un ritmo differente e la capacità di scegliere chi vogliamo essere è alla nostra portata. Possiamo vedere la differenza di risultati insiti in un’espressione, e comprendiamo cosa vuol dire che una cosa è più “elevata” di un’altra. E’ una condizione che non si esprime a parole, è uno stato nuovo in cui nuove possibilità si rendono disponibili. Quello a cui dobbiamo fare molta attenzione è a non generare nell’intervallo FA-MI un’ottava laterale che implica la repressione dell’emozione. Questo avviene sulla scia del dominio femminile, che fa desiderare ad una persona che lavora su di se di rispettare l’idea della non espressione, pensando che se non esprime l’emozione è un bravo studente. E’ un fraintendimento che accade spesso nel lavoro, la repressione dell’emozione genera solamente un’altra ottava laterale di crimine che può, o diventare un’emozione negatività rivolta a noi stessi , o semplicemente rimandare l’espressione nel tempo e continuare a nutrire i propri conti in sospeso. Questa ottava laterale non serve a nulla in relazione all’idea della trasformazione delle emozioni negative. La cosa che dobbiamo verificare ogni volta che ci troviamo di fronte ad una emozione negative è quella di usare la sue energia per aumentare la propria comprensione nel momento, questo è qualcosa che possiamo sempre sapere e provare, e va al di là di ogni parola o spiegazione.

Se provate un'emozione negativa, la colpa non è della macchina, è vostra. La negatività è in voi. L'influenza degli altri su di voi non è cosi forte come credete, è solo il risultato di un'identi­ficazione.