La considerazione è un tipo di identificazione che deve essere analizzata a se stante perché prende così tanto spazio nella nostra vita quotidiana, che ha bisogno di un lavoro specifico e profondo per essere controllata.
E’ l’identificazione in relazione alle persone, a quanto gli altri ci considerano o non ci considerano, se ci valutano o sottovalutano.
Lo stato di identificazione è quello in cui siamo completamente catturati da qualcosa; per quanto riguarda la considerazione, questo si esprime attraverso l’idea di essere completamente concentrati su se stessi e sulle proprie associazioni personali del momento.
Si divide in due tipi:
- La considerazione interna è quando siamo completamente focalizzati sui nostri sentimenti, e su ciò che noi proviamo in relazione ad una situazione. E’ una condizione di completo egocentrismo dove il mondo circostante esiste solamente in funzione di ciò che noi sentiamo e pensiamo, ogni altro accadimento viene valutato solo nei termini di ciò che ci riguarda e nient’altro è considerato. Un esempio di questo è quando cerchiamo di far capire o di trasmettere un’idea a qualcuno che si trova a sua volta in uno stato di considerazione interna. Se quello che diciamo ha una qualche risonanza con la condizione in cui quella persona si trova nel momento, allora avremo la possibilità di “entrare” nel suo mondo e di comunicare; ma nel caso in cui, quello che stiamo comunicando non appartiene al gruppo di Io con cui il nostro interlocutore è identificato, allora possiamo essere sicuri circa l’impossibilità di una qualunque comunicazione e, quasi sicuramente, di fronte ad una nostra possibile insistenza innescheremmo il processo di crimine, sia da parte nostra, se ci siamo a nostra volta identificati, sia da parte del nostro sfortunato interlocutore che stiamo cercando di strappare alla sua identificazione. Questo è quello che accade perché, in una qualunque connessione con altre persone, ciò che ci collega è solamente un piccolo gruppo di Io che non ha nessuna connessione con una visione più vasta. La considerazione interna si può esprimere anche in maniera inversa, cioè una persona che per paura o soggezione, quindi per scarsa considerazione di se, è particolarmente attenta ai bisogni di un altro; ciò rappresenta sempre uno stato di identificazione. Questo è quello che spesso accade nelle relazioni gerarchiche, in cui una parte più forte riceve attenzioni da una parte più debole solo perchè vi è la considerazione interna che fa da mediatore alle nostre azioni, è quello che chiamiamo timore reverenziale. Nella relazione tra maestro e allievi è molto facile che questa espressione si manifesti, ed è compito di un lavoro sano quello di trasformarla in considerazione esterna.
- La considerazione esterna è quando non siamo concentrati completamente su noi stessi sia in positivo che in negativo, ma valutiamo i sentimenti e le condizioni degli altri. In questo stato ci siamo distaccati dall’identificazione con noi stessi e siamo in grado di guardare all’esterno e raccogliere abbastanza informazioni per poter comprendere ciò che ci sta di fronte. E’ la condizione che dobbiamo cercare per opporci allo stato di considerazione interna.
L’uomo passa la quasi per la totalità della sua vita in uno stato di considerazione interna, sempre legato a ciò che gli atri pensano di lui, a come agiscono in relazione a lui. Nell’arco della sua vita l’uomo crea moltissimi atteggiamenti per giustificare il suo stato di perenne considerazione interna. L’ostacolo più grande con cui l’uomo si fronteggia nella sua vita è l’ignoranza, l’ignoranza di ciò che lui è e di come migliorare se stesso. E’ in relazione a questa ignoranza e all’incapacità di vedere al di là della sua identificazione, che i respingenti vengono costruiti nel periodo formatorio e si rinforzano grazie all’azione costante della falsa personalità.
Quando il bisogno di realizzare in se i partkdolg doveri esserici fu completamente scomparso dalla presenza dei più, e tutte le associazioni dovute a shock inevitabilmente percepiti cominciarono a svolgersi durante lo stato di veglia soltanto sulla base di "sequenze di schemi antecedenti" fatti di "impressioni provate già da tempo" e ripetute un numero incalcolabile di volte, allora disparve anche il bisogno istintivo di ricevere ogni volta nuovi shock, vitali per gli esseri a tre cervelli, prodotti sia dalle loro singole parti esseriche spiritualizzate sia dalle corrispondenti percezioni di origine esterna destinate a suscitare le associazioni esseriche coscienti, quelle cioè da cui dipende precisamente l'intensità di trasformazione, nella presenza degli esseri, di tutti i tipi di "energia esserica.
Gurdjieff in Racconti di Belzebù a suo nipote Tweet