Ouspensky parla per la prima volta del concetto di attenzione divisa in relazione alla sua comprensione dell’idea del ricordo di sé:
Nell'atto del ‘ricordarsi di sé’ l'attenzione si divide: una parte è diretta verso lo sforzo stesso, l'altra verso la sensazione di sé. Parlò del ‘ricordarsi di sé’ come divisione di attenzione, che ne è il tratto caratteristico. Quando osservo qualcosa, la mia attenzione è diretta su ciò che osservo:
IO-------------------->il fenomeno osservato
Quando, sempre osservando, tento di ricordarmi di me, la mia attenzione è diretta contemporaneamente verso l'oggetto osservato e verso me stesso:
IOil fenomeno osservatoOuspensky Tweet
Solitamente la nostra attenzione è “catturata” da ciò che ci accade. Una prima osservazione di questo è relativa al diverso livello di attenzione che caratterizza le parti della macchina umana, i centri. L’uomo è diviso in quattro centri principali: emozionale, intellettuale, motorio e istintivo che a loro volta sono suddivisi in diverse parti. Vi è una divisione verticale, vale a dire che in ogni centro possiamo trovare una parte istintiva-motoria, una emozionale, ed una intellettuale.
Avremo così una parte intellettuale del centro istintivo, motorio, intellettuale ed emozionale, come una parte emozionale in ogni centro e così via. Le carte da gioco che comunemente usiamo rappresentano una riproduzione della macchina umana in questo senso; i re delle carte sono le parti intellettuali dei centri, le regine le parti emozionali e i fanti le parti motorie istintive. Nel sistema viene detto che possiamo comprendere in che parte di un centro ci troviamo dallo studio del livello di attenzione:
le parti istintive motorie sono quelle parti dell’uomo in cui vengono registrate le azioni abituali, come ad esempio guidare la macchina, andare in bicicletta o i pensieri associativi immediati; sono quelle parti che non richiedono nessuna attenzione.
Nelle parti emozionali l’attenzione funziona per attrazione, come quando stiamo vedendo un film che ci appassiona o seguendo un evento sport.
Per le parti intellettuali l’attenzione è focalizzata, cioè è indirizzata intenzionalmente verso l’oggetto, come quando stiamo imparando qualcosa di nuovo che richiede la nostra “concentrazione”.
Quello che accade è che tendiamo ad usare le parti meccaniche dei centri per la maggior parte del nostro tempo, di solito svolgiamo in maniera automatica anche quelle cose a cui dovremmo dedicare una attenzione maggiore, questo perché esse richiedono meno sforzo ed energia per funzionare.
Il livello di attenzione determina anche la profondità e l’incisività di quello che facciamo: ad esempio, se cucino solo con le parti meccaniche non ho nessuna attenzione verso quello che sto facendo, e se scopro che ho messo lo zucchero invece del sale solo perché era stato spostato dal suo posto abituale, non riesco a ricordare quando e come questo è successo. Molte delle nostre difficoltà a ricordare cosa è successo in una data situazione, è legato al fatto che eravamo nelle parti meccaniche dei centri e quindi il nostro livello di attenzione era molto basso o nullo.
Quando cerchiamo di essere presenti spostiamo la nostra attenzione dalle parti meccaniche dei centri alle parti che agiscono con maggiore intenzionalità. Se mi concentro su come compiere una data azione o su i movimenti di una persona o sulle sue parole, sto focalizzando la mia attenzione e questo mi permette di ricavare molte più informazioni e sensazioni dallo stesso momento, perché l’attenzione lavora con degli idrogeni più sottili.
Ma questo è ancora qualcosa che non ci pone all’interno dell’immagine, siamo ancora concentrati solo su una cosa esterna o interna a noi stessi. L’idea di attenzione divisa si fonda sull’”aggiungere” allo sforzo di osservazione dell’oggetto anche l’immagine dell’osservatore. Questo significa cercare non solo di vedere cosa stiamo osservando, ma anche come reagiamo all’osservazione. Se ad esempio, sto guardando un evento sportivo in televisione che mi appassiona molto, e quindi che mi porta ad essere nelle parti emozionali dei centri, posso iniziare a cercare di osservare anche quella che è la mia reazione a ciò che sto guardando, come ad esempio la tensione muscolare o il desiderio che vinca l’atleta che mi piace, o il pensiero su come debbano essere eseguiti certi esercizi e così via.
La differenza sostanziale è quella che oltre alla mia reazione meccanica ad uno stimolo, introduco anche l’osservazione dello stimolo stesso e/o della mia reazione.
A questo punto, una cosa importante da considerare è che l’obiettivo non è quello di essere costantemente nelle parti intellettuali dei centri invece che nelle parti meccaniche, ma di osservare il luogo in cui siamo, se stiamo guidando è giusto farlo con la parte meccanica del centro motorio per evitare incidenti, ma una parte di noi può sempre osservare quello che accade, lasciandolo accadere. E’ importante in questo tipo di osservazioni non cercare di cambiare qualcosa, di creare un ambiente artificiale mediato da ciò che possiamo considerare essere “il giusto atteggiamento”; prima che un cambiamento avvenga è importante imparare ad osservarsi per quello che si è con le proprie meccanicità, debolezze e forze.
Quello che osserva è una parte di noi che si viene a formare e a fortificare grazie all’esercizio ma è sempre parte della nostra macchina. Possiamo pensare che quando siamo identificati, questo stato assorbe una grande quantità di energia, ma se riusciamo ad osservare quello che stiamo facendo e di conseguenza ad essere meno identificati, vuol dire che stiamo sottraendo una certa quantità di energia all’identificazione per usarla nell’osservazione.
Sono le parti intellettuali dei centri che osservano, poi scopriremo che i centri si possono osservare l’uno con l’altro e quando questa osservazione si allarga a più centri simultaneamente, si ha quello che nel sistema è chiamato il ricordo di sé, vale a dire una sensazione di sé completa, in quel momento ci vediamo per quello che siamo, e siamo consapevoli di quello che ci sta accadendo in relazione agli stimoli che stiamo ricevendo.
Solitamente siamo scollegati dai processi che avvengono in noi, non ne siamo consapevoli, ad esempio se cucino una parte di me compie questa azione ed un’altra pensa a cosa farò domani e questo avviene senza che ce ne rendiamo conto. Dividendo l’attenzione, avvengono delle trasformazioni al nostro interno, perché quello che prima accadeva in maniera accidentale viene reso manifesto e questo è sia conseguenza che stimolo ad essere più nel momento presente; inoltre, vivendo un’ esperienza in maniera completa e ricca, riusciremo a trarre dalla stessa azione, molte più informazioni riguardo ciò che ci circonda e circa noi stessi. Grazie a questo, nel tempo, trovandoci in momenti simili, possiamo sapere cosa sta accadendo perché riconosciamo in alcuni degli elementi che costituiscono questa esperienza, i “sapori” che abbiamo già sentito in passato. Per questo è importante ricordare che possiamo imparare solo dalle esperienze realmente vissute, immaginare come reagiremo ad una data situazione è tempo perso perché non possiamo sapere quali variabili saranno in gioco se non abbiamo vissuto precedentemente e realmente quell’esperienza. Vivendo la stessa situazione in maniera più completa, dato che gli elementi che costituiscono i momenti non sono illimitati e le nostre risposte sono uguali per stimoli uguali, se ci troveremo a rievocare espressioni simili avremo maggiori possibilità di “costruire” ed esprimere una risposta differente allo stesso stimolo, grazie alla nostra comprensione.
Ovviamente perché questo possa avvenire è importante rielaborare e comprendere un’esperienza. Quando ci accade qualcosa, se osserviamo le nostre reazioni in maniera più completa possiamo capire cosa le ha innescate. Se ad esempio, riesco ad osservare quando reagisco male di fronte ad una situazione difficile, posso in un secondo momento rievocare quello che ho osservato e cercare di comprenderlo da punti di vista differenti e vedere nella situazione, molti più elementi rispetto a quando sono identificato con la mia risposta. Da questa “meditazione” e riflessione sull’esperienza vissuta, posso imparare e provare, pensare, ad una possibile risposta differente. E’ importante in questa fase avere delle persone di cui ci fidiamo, e che abbiamo verificato avere una buona comprensione, per confrontarci, non affidarci alle loro osservazioni che possono essere limitate in relazione al non vissuto dell’evento, ma attraverso di loro provare a vedere le cose da altri punti di vista, per poi tornare a noi con una visione più ampia.
Iniziamo a sviluppare l’attenzione attraverso lo sforzo di alzarne il livello nelle cose che facciamo di solito; gradualmente ci portiamo ad essere più partecipi di quello che osserviamo, successivamente introduciamo l’osservazione delle nostre reazioni continuando ad espandere in questo modo la nostra capacità di raccogliere informazioni sul mondo e su noi stessi.
Una cosa importante da ricordare è che quando si parla di attenzione divisa, non vuol dire creare una distanza tra chi osserva e cosa osserva, soprattutto a livello emozionale. In realtà se il livello di attenzione è basso, la distanza tra l’individuo e il mondo, sia interiore che esteriore, è grandissima; il lavoro sull’attenzione deve essere concepito e compreso, come un lavoro di unificazione attraverso l’espansione delle nostre percezioni, e non di divisione. Quando divido intendo aggiungere altri elementi che separo ma solo al fine di renderli visibili. In realtà questa divisione perché funzioni, deve riportare con sé la sensazione emozionale di qualcosa di più grande di cui facciamo parte, anche se capita che quello che osserviamo non ci piaccia.
D: Perché è tanto difficile controllare l'attenzione?
R: Mancanza di abitudine. Siamo abituati a lasciare che le cose accadano. Allorché vogliamo controllare l'attenzione o qualcos'altro, lo troviamo difficile, proprio come il lavoro fisico è difficile se non ci siamo abituati.Ouspensky Tweet